INTRO: Il Nero “è” un colore

Il Nero è da sempre ritenuto dalla maggioranza delle persone un colore, ma in realtà indica l’opposto, ovvero, l’assenza del colore stesso. Il nostro occhio, infatti, identifica il nero in assenza di luce, durante una notte senza luna o più semplicemente quando si chiudono le nostre palpebre, dove la luce artificiale non può raggingerci e alterare la nostra visibilità. Un oggetto viene definito “nero” quando dei pigmenti ne trattengono la luce e non trasmettono nessuna cromia agli occhi di chi guarda. L’assenza di luce definisce quindi il nero, ma possiamo constatare che anche varie tipologie di pigmenti hanno lo stesso effetto di una notte senza stelle. “Ogni colore è piú bello nella sua parte illuminata che nell’ombrosa; e questo nasce, che il lume vivifica e dà vera notizia della qualità de’ colori, e l’ombra ammorza ed oscura la medesima bellezza, ed impedisce la notizia d’esso colore; e se per il contrario il nero è piú bello nelle ombre che ne’ lumi, si risponde che il nero non è colore, né anco il bianco.”[1]Così definiva il nero Leonardo Da Vinci, un “non colore”, ma a distanza di secoli gli artisti nei primi del Novecento hanno ridato lo statuto di “colore” al nero. Gli scienziati di conseguenza sono riusciti ad affermare le propietà cromatiche delle varie tipologie del colore nero. Il titolo di questa tesi richiama una famosa mostra organizzata nel 1946 a Parigi, dalla galleria Maeght, che annunciava con una certa impertinenza, come si evince dal titolo: “Il Nero è un colore”. La particolarità di questa mostra era che tutte le opere mostrate erano dominate dal colore nero. Gli artisti selezionati: Miró, Matisse, Ubac, Calder, Giacometti, Chagall, Bazaine, Kuroda, Chillida e Tapies si resero partecipi con i lori disegni e incisioni di una delle prime mostre più importanti dopo la seconda guerra mondiale. Il poeta Jacques Kober affermava: “Il colore nero ci regala il declino, una specie di povertà, è una perdita di equilibrio, un appello d’aria, è il nero che fa sì che i colori si tengano lontani dagli altri. Luce oltre la luce dell’acclimatazione e che questa luce consente un risveglio, una fonte”. [2]

Anche nella mia particolare ricerca artistica il colore nero svolge un ruolo fondamentale. L’utilizzo della materia “madre” che adopero nei miei lavori è la polvere di marmo bianco di Carrara, ricavata in sottoforma di marmettola ottenuta dagli scarti della lavorazione del marmo che viene raccolta, essicata e settacciata, fino a diventare polvere finissima. Questo materiale è molto importante per me, è legato al mio luogo di nascita, alle radici della mia famiglia che ha lavorato nelle cave da generazioni e il suo utilizzo, o meglio, ri-utilizzo ne comporta per me la possibilità di rendere “sacrale” il materiale stesso, un po’ come i feltri e il miele per Joseph Beuys. Ma è anche una critica verso un usurpamento che continua da migliaia di anni, che con il passare del tempo diventa sempre più una violenza contro la natura, vi è infine, la coscieza di una scelta difficile di un amore conflittuale per una montagna che si ama, ma allo stesso tempo si è constretti a ferire per vivere. Il colore bianco puro è contrastato dal colore nero, il nero sostiene l’equilibrio e la purezza del bianco e viceversa, e la quarzite presente nella polvere di marmo crea un effetto unico donandole luccicanza a seconda del punto di vista dello spettatore. Potrei definire la mia ricerca una rappresentazione dell’espressionismo astratto 2.0, dove la materia prima, la pittura materica e la gestualità sono tre punti fermi inamovibili. 


[1]Leonardo Da Vinci, Trattato della Pittura, Newton Compton, 2015, Roma.

[2]www.artdaily.com/news/17486/Black-is-a-Color—Living-Hommage-to-Aim–Maeght#.XPEM4C1ab5Z